6. Il rilassamento

Il rilassamento

L’apnea è una disciplina che ci aiuta enormemente a conoscerci ed il cui scopo è quello di assaporare in acqua sensazioni di piacere e di benessere.

Molti fattori possono creare stati di ansia e di stress, magari le nostre condizioni fisiche, che sappiamo non ottimali, o quelle psichiche, come il fatto che abbiamo delle preoccupazioni che ci tormentano e dei pensieri negativi che non ci lasciano in pace. Ci immergiamo, inoltre, utilizzando dell’attrezzatura, che potrebbe crearci disagi o fastidi: una muta troppo dura che ci costringe e non ci fa sentire a nostro agio o nella quale entra dell’acqua, una maschera che si appanna o che non ci calza bene, una scarpetta troppo stretta o delle pale troppo rigide. Non dimentichiamo, inoltre, che essendo in mare, potrebbe esserci un po’ d’onda od un vento fastidioso, potremmo avere freddo od essere spaventati da una forte corrente e potremmo addirittura averne due diverse, una che corre in un senso in superficie, ma, appena effettuata la capovolta, incontrarne un’altra che va nel senso contrario. A volte lo stress e l’ansia possono essere causati dalla consapevolezza di non padroneggiare ancora tutte le tecniche necessarie per affrontare qualsiasi situazione ed emergenza.

Entrare in acqua con una predisposizione d’animo favorevole e tranquilla sarebbe la situazione ottimale ed è per questo che l’apneista familiarizza con delle tecniche di rilassamento e di training autogeno.

Lo stile di vita che abbiamo sviluppato in occidente è quanto di più lontano possibile rispetto a movimenti ed azioni pienamente consapevoli e che riescano a farci essere centrati nel momento presente: spesso ci sembra impossibile fermare la nostra mente, che viaggia di continuo nel futuro o nel passato, riproponendoci in continuazione cose già vissute o cose che dovremmo e dovremo fare.

I primi approcci a percorsi di rilassamento possono essere guidati: si segue, in genere, la voce/comando di qualcuno che ci porta a visualizzare, per esempio, l’aria che entra ed esce nel nostro corpo, facendocene osservare ogni particolare, i punti che attraversa, la freschezza. Potrebbe poi esserci un percorso guidato all’ascolto dei rumori che ci sono attorno a noi, assaporandoli e godendone, senza giudizio ed agganciandoci, magari, a qualcosa che sentiamo e ci da piacere e soffermarci su questa sensazione. Potremmo poi effettuare uno screening del nostro corpo, partendo dalla punta dei piedi, per arrivare ai capelli: trovare le contratture e le rigidità e lasciarle andare, scioglierle. Potremmo soffermare la nostra attenzione sulle parti in cui il nostro corpo è a contatto col pavimento, la sensazione che questo ci da e cominciare a comprendere se siamo contratti o rilassati. Visualizzare scene e paesaggi ed indugiare sui particolari è estremamente rilassante.

Si può cominciare con dei percorsi di rilassamento guidato o passivo, per poi evolvere in un rilassamento attivo o training autogeno.

Dedicare mezz’ora o anche solo 15 minuti al giorno a queste pratiche porta giovamento non solo all’apnea, ma all’intera nostra vita: provare per credere.

L’apnea statica, disciplina nella quale l’atleta resta, perfettamente rilassato ed a pancia sotto a pelo d’acqua, semplicemente trattenendo il respiro, è la prova emblematica per farci comprendere a che punto siamo con le nostre tecniche di rilassamento: il fatto che l’atleta non debba fare nulla, ma “solo” trattenere il fiato lo mette esattamente a confronto con i suoi stati di ansia e di stress e la sua condizione più o meno rilassata. Egli non ha metri da percorrere, non deve pinneggiare, né compensare le orecchie, non deve fare nulla, solo non respirare, mentre avrà una mente ed un istinto di sopravvivenza che in continuazione gli invieranno messaggi di tirare fuori la testa dall’acqua e prendere aria. La capacità che egli avrà di compiere il suo viaggio fuori dal tempo, di portare la sua mente lontano dal luogo in cui si trova, di estraniarsi e di trovare la soluzione a lui più congeniale per “fare passare il tempo”, senza mai pensare a questo, diventa un percorso soggettivo, agganciato a volte ai rumori, ai suoni od alle immagini che si preferiscono, alla canzone preferita, alle scene più belle del nostro film più amato o della nostra vita e che lo porteranno sempre di più e con l’allenamento ad allungare i suoi tempi di apnea.

La mente si allena come e più del corpo.

di Mariafelicia Carraturo
www.feliciacarraturo.it

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