Limitare i danni alla pelle prendendo il sole a giorni alterni e abbronzarsi di più

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Limitare i danni alla pelle prendendo il sole a giorni alterni e abbronzarsi di più

Mentre l’abbronzatura estiva si sta scolorendo con le piogge di novembre, arriva uno studio che può aiutare a trarre il meglio dall’esposizione ai raggi del sole. Sappiamo che si tratta di un difficile atto di equilibrio: troppo sole può portare al cancro della pelle, troppo poco alla carenza di vitamina D e alla depressione; considerazioni estetiche possono complicare ulteriormente le cose per coloro che amano avere una pelle abbronzata.

L’insolazione è la risposta della pelle a uno stress che comporta infiammazione, proliferazione cellulare e riparazione del Dna danneggiato dalle radiazioni ultraviolette. Questa reazione dolorosa può iniziare entro pochi minuti dal danno cellulare, mentre la produzione della melanina pigmentata scura, che serve a proteggere dai successivi attacchi dannosi, richiede ore o giorni.

La scoperta di Carmit Levy dell’Università di Tel Aviv è che la risposta della nostra pelle ai raggi del sole funziona su un ciclo di 48 ore.

«I risultati – ha affermato Levy in una nota – sono stati sorprendenti: ci aspettavamo una sincronizzazione su base giornaliera dei cicli protettivi della cellula».

Lo studio è stato fatto inizialmente sui topi di laboratorio: quelli che sono stati sottoposti a un ciclo di esposizione ogni due giorni hanno sviluppato cellule epidermiche di colore più scuro rispetto a quelli esposti ogni giorno o ogni tre giorni e soprattutto hanno fatto registrare un danno minore al Dna.

Il risultato è stato poi confermato anche per la pelle umana. Sia nei topi che negli esseri umani, è la proteina MITF (acronimo di melanogenesis associated transcription factor) a controllare la produzione di melanina e la sua diffusione nelle cellule vicine, dove agisce come una sorta di parasole microscopico. In entrambi i modelli, Levy ha scoperto che il MITF ha operato in modo più efficace con l’esposizione ogni 48 ore.

È difficile ipotizzare perché si sia formato un ritmo di questo tipo nell’organismo umano, dato che i nostri antenati si esponevano al sole ogni giorno, ma Levy ha ipotizzato che ci sia una connessione con la vitamina D prodotta dalla pelle, che risulta stabile nel sangue per 48 ore dopo l’esposizione al sole.

Malcov-Brog H, Alpert A, Golan T, Khaled M, Shen-Orr A, Levy C. UV-Protection Timer Controls Linkage between Stress and Pigmentation Skin Protection Systems. Molecular Cell Oct 25, 2018.