Fibrillazione atriale

Definizione
La fibrillazione atriale è il disturbo del ritmo cardiaco più diffuso nel mondo occidentale. Negli Stati Uniti colpisce circa tre milioni di persone; in Italia, secondo le stime, a esserne interessate sono circa 600-700mila persone, soprattutto dopo i 65 anni e in particolare dopo gli 80 anni.

Oltre ai disagi cardiaci caratteristici e a una riduzione della qualità di vita per chi ne soffre, questa aritmia cardiaca legata all’invecchiamento comporta un significativo aumento del rischio cardiovascolare e soprattutto della probabilità di andare incontro a ictus cerebrale.

L’ictus associato alla fibrillazione atriale è solitamente di tipo “cardioembolico”, ossia determinato dalla formazione di coaguli all’interno degli atri del cuore, che entrano in circolo attraverso l'aorta e arrivano a occludere le arterie di minor calibro presenti nel cervello, determinando ischemia cerebrale.

La fibrillazione atriale insorge spesso come complicanza di altri disturbi cardiaci e, in particolare, dell'insufficienza cardiaca, peggiorando ulteriormente il quadro clinico (già compromesso) dei pazienti e accelerandone l'evoluzione verso stadi di maggiore gravità.
Cause
L'insorgenza della fibrillazione atriale è legata a un difetto della conduzione elettrica all'interno del muscolo cardiaco, da cui conseguono stimoli di contrazione parzialmente sovrapposti e interferenti che generano l'aritmia, al posto di un'onda di contrazione del cuore ordinata e concertata, secondo il ritmo prestabilito.

Le vene polmonari giocano un ruolo fondamentale nell’insorgenza dell’aritmia poiché generano le contrazioni (le cosiddette extra-sistoli) che possono indurre la fibrillazione in presenza di un adeguato “substrato”, rappresentato nella stragrande maggioranza dei casi dalla parete posteriore dell’atrio sinistro e dalla zona di giunzione con le vene polmonari.
Sintomi
La fibrillazione atriale si associa alla comparsa, più o meno frequente e imprevedibile, di palpitazioni (extra-sistoli) che in alcune persone sono accompagnate anche da altri sintomi fisici (Fonte: ALTonlus) come capogiri, debolezza, stanchezza, difficoltà respiratorie e dolore al centro del torace.

In relazione alla frequenza degli episodi di fibrillazione e alla persistenza delle palpitazioni sono state individuate tre differenti tipologie di fibrillazione atriale. La forma più lieve è quella parossistica, che tende a regredire spontaneamente e abbastanza rapidamente, al punto che alcuni pazienti nelle fasi iniziali del disturbo non si accorgono neppure di soffrirne.

Più impegnativa in termini sia di sintomi che di gestione è la fibrillazione atriale persistente, caratterizzata da attacchi di maggiore durata che si smorzano soltanto in seguito all’assunzione di farmaci antiaritmici. La variante più grave è la fibrillazione atriale permanente, che risponde poco o per nulla al trattamento farmacologico e determina un ritmo di contrazione del cuore costantemente alterato.


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