Otiti

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    Closeup of examining ear with an otoscope
    Definizione

    Le otiti sono processi infiammatori che possono colpire diverse parti dell’orecchio. Le due forme più diffuse sono l’otite esterna, che interessa il padiglione auricolare e la prima porzione del condotto uditivo, e l’otite media, che coinvolge la cassa timpanica. Un’ulteriore forma di otite è la miringite, nella quale a infiammarsi è esclusivamente la membrana timpanica.

    Le diverse tipologie di otite hanno cause, modalità di insorgenza e sintomi differenti, ma in nessun caso devono essere trascurate se si vuole evitare di veder aggravare le manifestazioni, far persistere la sofferenza più del dovuto e andare incontro a complicanze che possono mettere a rischio l’udito.

    Cause

    In caso di otite esterna, è quasi sempre presente un dolore più o meno intenso, accompagnato da gonfiore e arrossamento del condotto uditivo esterno e secrezioni. Un dolore di intensità limitata è presente anche nelle otiti purulente con perforazione della membrana timpanica, nelle quali però la manifestazione prevalente è rappresentata dalle secrezioni abbondanti che, a volte, contengono anche tracce di sangue a causa della formazione di tessuto infiammatorio.

    Nelle otiti medie catarrali il sintomo principale, nonché il primo a comparire, è l’ovattamento dell’udito e la sensazione che la voce rimbombi; se l’infiammazione dura alcuni giorni e mette in tensione la membrana timpanica, può comparire anche un leggero dolore. Di solito, è presente anche malessere generalizzato, che non dipende dall’otite, ma dalla forma influenzale che l’ha scatenata.

    Nella miringite, otite media di origine virale che può comparire dopo un’influenza, un dolore intenso di breve durata è seguito dalla fuoriuscita di sangue dall’orecchio. Per quanto apparentemente allarmante, non si tratta di una manifestazione grave: il sanguinamento è dovuto al fatto che l’infiammazione determina la formazione di “bolle” sulla superficie della membrana timpanica, che tendono a rompersi e a sanguinare.

    Tutte le forme di otite associate a una significativa infiammazione dell’orecchio medio possono essere accompagnate da disturbi dell’equilibrio (vertigini, labirintite) e nausea, soprattutto nelle persone più sensibili o predisposte.

    Sintomi

    Le otiti esterne sono perlopiù dovute a infezioni batteriche della cute che riveste la parte più accessibile dell’orecchio; compaiono più spesso nei cambi di stagione e sono scatenate dall’umidità e dai bagni in mare o in piscina (per questa ragione vengono chiamate anche “orecchio del nuotatore”). Alcune forme di otite esterna possono insorgere in qualunque momento dell’anno, soprattutto nelle persone con difese immunitarie scarse e nei diabetici e come conseguenza di irritazioni/ferite della cute del primo tratto del condotto uditivo o sensibilizzazioni/allergie dovute a particolari sostanze.

    Le otiti medie tendono ad avere un’origine diversa a seconda che compaiano nei bambini o negli adulti. In età pediatrica, insorgono spesso in associazione a malattie infettive delle vie aeree superiori, come raffreddori intensi, tonsilliti, bronchiti e sono essenzialmente di natura catarrale: a causarle è il muco prodotto dalla mucosa respiratoria che si accumula a livello della cassa timpanica, facendola infiammare. Se non si interviene prontamente per eliminare il muco dall’orecchio, l’otite media catarrale può complicarsi con un’infezione batterica: in questi casi, se la membrana timpanica va incontro a perforazione, si osserva la fuoriuscita di secrezioni dense dal condotto uditivo.

    L’adulto può essere interessato da otiti medie sia di tipo catarrale, con cause e caratteristiche analoghe a quelle del bambino (raffreddori, influenze ecc.), sia da otiti purulente perforate, più gravi e ad alto rischio di cronicizzazione. Alla base di queste ultime c’è quasi sempre una predisposizione anatomica e funzionale che impedisce un’adeguata ventilazione dell’orecchio medio e favorisce la contaminazione batterica e la persistenza di focolai infettivi.

    Diagnosi

    La diagnosi di otite si basa sul riscontro dei sintomi caratteristici (diversi per le diverse forme di otite e variabili per combinazione e intensità su base soggettiva, anche in relazione all’età) e sull’analisi delle modalità di insorgenza.

    Di norma, la visita medica ed, eventualmente, una valutazione specialistica da parte dell’otorinolaringoiatra sono sufficienti per inquadrare il tipo di otite e pianificare il trattamento corretto. In caso di otiti batteriche/purulente che non rispondono adeguatamente ai primi trattamenti o di forme croniche/ricorrenti può essere necessario effettuare alcuni esami aggiuntivi per chiarire meglio quale sia il batterio all’origine dell’infezione o evidenziare specifiche alterazioni/condizioni predisponenti.

    In presenza di infiammazione e dolore all’orecchio, anche di lieve entità, o secrezioni di qualunque tipo dal condotto uditivo va sempre consultato il medico per avere una diagnosi precisa e indicazioni sugli accorgimenti pratici e le terapie da intraprendere.

    Il consulto medico, anche in urgenza, è a maggior ragione necessario quando è presente febbre e/o ad avere sintomi significativi di infiammazione e/o infezione all’orecchio è un bambino nei primi anni di vita, una donna in gravidanza, un anziano o una persona con difese immunitarie ridotte (a causa di malattie specifiche o terapie immunosoppressive) o affetta da patologie croniche a rischio di complicanze (diabete, insufficienza cardiaca ecc.).

    Tra gli stili di vita

    Il trattamento dell’otite dipende dalla forma presente e deve essere indicato dal medico, dopo un’attenta valutazione; l’autocura va evitata poiché può promuovere lo sviluppo di forme croniche, molto difficili da gestire. Obiettivo della terapia è contrastare l’infiammazione (e con essa il dolore, il bruciore e il gonfiore) e liberare le zone dell’orecchio ostruite dal muco, dal catarro o dalle altre secrezioni.

    Nel caso dell’otite esterna, il primo intervento si basa sull’applicazione di antisettici locali, ossia su lavaggi con soluzioni di acido acetico o alcol borico, che acidificano la superficie del condotto uditivo, inibendo la crescita batterica, e rimuovono secrezioni e detriti dall’orecchio. In aggiunta, se il paziente non è diabetico né immunodepresso, si possono utilizzare gocce auricolari con cortisone, che aiutano a ridurre il gonfiore e l’infiammazione. Questi accorgimenti sono di norma sufficienti a risolvere l’otite nell’arco di 7-10, mentre il dolore migliora già dopo 3-4 giorni. In alcuni casi, può essere necessaria anche una terapia antibiotica o antimicotica, che deve sempre essere prescritta dal medico.

    Nelle forme catarrali sono indicati i lavaggi nasali, eventualmente associati all’applicazione locale di cortisone, che aiutano a liberare l’orecchio dal muco, facendolo defluire verso il naso attraverso la tromba di Eustachio. Per controllare l’infiammazione e il dolore possono essere assunti farmaci antinfiammatori non steroidei (per esempio, ibuprofene) e/o analgesici (paracetamolo), mentre se l’infiammazione è notevole, presente da più giorni e associata a febbre può essere prescritta anche una terapia antibiotica allo scopo di prevenire complicanze infettive. Anche le forme catarrali di solito guariscono in 7-10 giorni.

    In caso di attacco acuto di otite purulenta sono indicati i lavaggi del condotto uditivo con soluzioni di acido acetico, abbinati a terapia antibiotica e gocce auricolari (da applicare con pezzetti di garza imbevuti, da lasciare nel condotto uditivo per qualche ora). Se dopo una settimana di trattamento, la situazione non accenna a migliorare si possono fare un tampone e lavaggi dell’orecchio con soluzioni a base di antibiotici e cortisonici.

    Una regola che va sempre rispettata per favorire la guarigione di qualsiasi forma di otite è evitare di far entrare acqua nell’orecchio colpito, perché l’umidità favorisce la macerazione della cute che riveste il condotto uditivo e promuove lo sviluppo di infezioni batteriche e fungine. Quindi, bisognerà fare attenzione a proteggere l’orecchio durante il bagno o la doccia ed evitare di nuotare e di fare immersioni fino a completa guarigione. Immersioni e voli aeri sono da evitare anche per non sottoporre a stress pressori la membrana timpanica, mentre l’uso di auricolari e cuffie di vario tipo va temporaneamente sospeso per non ostacolare l’aerazione dell’orecchio.