Nevralgia del trigemino

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    La nevralgia del trigemino è un disturbo neurologico caratterizzato essenzialmente da dolore, che colpisce il volto, di solito da un solo lato e preferenzialmente il destro, nell’area raggiunta dalle terminazioni del trigemino, il 5° dei 12 nervi cranici, responsabili dell’innervazione sensitiva e motoria delle strutture presenti a livello della testa e del collo, nonché del parziale controllo di alcune funzioni di organi presenti nel torace e nell’addome, come il cuore, lo stomaco e la prima parte dell’intestino.

    La nevralgia del trigemino colpisce ogni anno circa 4,5 persone su 100mila, prevalentemente donne, con due picchi di insorgenza nelle fasce d’età che vanno dai 30 ai 35 anni e dai 50 ai 60 anni.

    Chi ne soffre può vivere periodi particolarmente difficili, nei quali gli attacchi possono ripetersi spesso, insorgendo ogni volta in modo imprevedibile, e altri relativamente tranquilli, liberi da sintomi. La nevralgia del trigemino è, in ogni caso, un disturbo cronico, che con l’andare del tempo tende a manifestarsi con sempre maggior frequenza e con dolore sempre più intenso.  

    Cause

    La nevralgia del trigemino insorge principalmente a causa dell’irritazione del nervo. A esserne interessate sono soprattutto la 2a e la 3a branca del trigemino, ossia rispettivamente quella che innerva la guancia (ramo mascellare) e quella che innerva la mandibola (ramo mandibolare); più raramente, può essere coinvolta anche la 1a branca, che arriva all’occhio (5% dei casi).

    Alla base dell’irritazione possono esserci problemi diversi. Il più frequente, che da solo giustifica tra l’80-90% dei casi, è legato a un “conflitto neurovascolare” nella regione in cui la radice del nervo emerge dal tronco cerebrale (la struttura nervosa localizzata alla base del cervello e che collega quest’ultimo al midollo spinale). In pratica, il trigemino viene compresso da vasi sanguigni tortuosi e aberranti, che lo sollecitano in modo anomalo.

    Altre cause di irritazione di riscontro più raro comprendono: la presenza di tumori che interessano direttamente il trigemino o che si sviluppano nelle vicinanze andando ad “appoggiarsi” al nervo; lo sviluppo di micro-infarti o angiomi a livello della radice del nervo; la presenza di malattie, come la sclerosi multipla, che alterano il rivestimento isolante dei nervi (guaina mielinica), impedendo una corretta propagazione degli impulsi nervosi.  

    Sintomi

    La manifestazione più tipica e temuta della nevralgia del trigemino è il dolore, che assume la forma di una fitta improvvisa, lancinante, simile a una scossa elettrica tanto violenta da far sobbalzare, della durata di qualche secondo o di pochi minuti, che scompare repentinamente, così com’è venuta.

    Il dolore può sorgere spontaneamente in un qualunque momento, sia di giorno sia di notte, oppure essere innescato da gesti comuni e del tutto innocui per la stragrande maggioranza delle persone, come lavarsi il viso, radersi, fumare, parlare, masticare, spazzolarsi i denti o anche semplicemente accarezzarsi la guancia o toccare il lato del naso.

    Oltre al dolore vero e proprio, possono essere presenti formicolii e alterazioni della sensibilità, per esempio al caldo o al freddo. In risposta alla “scossa elettrica”, possono comparire anche piccoli spasmi muscolari nel lato del volto colpito, che hanno fatto attribuire alla nevralgia del trigemino anche il nome di “tic douloureux” (tic doloroso).  

    Diagnosi

    La diagnosi di nevralgia del trigemino è essenzialmente clinica e si basa sul riscontro dei sintomi caratteristi. In particolare, è indispensabile che il dolore duri da pochi secondi a meno di due minuti e abbia almeno quattro caratteristiche tra: essere distribuito lungo una o più branche del nervo; essere improvviso, superficiale, bruciante; essere molto intenso; essere aggravato o favorito da stimoli comuni e banali (tocco, masticazione eccetera); mancare completamente per periodi di settimane o mesi e poi ritornare senza preavviso.

    Inoltre, non devono essere presenti deficit neurologici significativi, in termini di mancanza di sensibilità al volto o impossibilità di controllare la mimica facciale, e devono essere escluse tutte le altre possibili cause di dolore facciale, per esempio di tipo odontoiatrico o legate a traumi. Per finire, gli attacchi in ogni singolo paziente devono essere stereotipati, cioè del tutto caratteristici e molto simili tra loro per tipo, intensità, modalità di insorgenza e scomparsa.

    Per chiarire l’origine dell’irritazione e pianificare meglio l’approccio terapeutico, può essere effettuata una risonanza magnetica, con o senza mezzo di contrasto.  

    Tra gli stili di vita

    Il primo approccio terapeutico per la nevralgia del trigemino si basa sull’uso di farmaci in grado di rendere il nervo meno suscettibile e reattivo. Quelli che si sono dimostrati più efficaci in questo senso sono anticonvulsivanti, come carbamazepina, gabapentin, lamotrigina e oxcarbazepina. Non tutti i pazienti, però, riescono a trarne sufficiente giovamento, specie sul lungo periodo, e/o a tollerarne gli effetti collaterali (principalmente, sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione e rallentamento dei riflessi). Altri farmaci utilizzabili, da soli o in associazione agli anticonvulsivanti, sono i miorilassanti centrali.

    Quando la terapia medica non basta, si può ricorrere all’intervento chirurgico, da scegliere in funzione delle caratteristiche dell’alterazione alla base della nevralgia, dell’età e delle condizioni fisiche generali del paziente. Una possibilità consiste nell’anestetizzare la branca del nervo irritata con il freddo (crioterapia) o con iniezioni di alcol. In entrambi i casi, tuttavia, i risultati sono temporanei e il disturbo tende a ripresentarsi dopo una decina di mesi. Più duraturi, almeno fino a cinque anni, sono gli effetti della termocoagulazione del nervo per riscaldamento a 60-80°C e dell’iniezione di glicerolo.

    Quando si evidenzia la presenza di un conflitto tra la radice del trigemino e un vaso sanguigno, si può praticare la “decompressione microvascolare”, allontanando l’arteria o la vena dal nervo e fissandola in una nuova posizione, innocua. Con questa tecnica, il dolore scompare in modo praticamente immediato, mentre vengono mantenute la sensibilità e la mimica facciale. Tuttavia, anche in questo caso, nel 25% dei pazienti il disturbo può ripresentarsi dopo cinque anni.