Meningite

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    Definizione

    La meningite è una condizione caratterizzata dall’infiammazione delle meningi (le membrane che rivestono il cervello), che può avere un andamento ed esiti più o meno severi in relazione alla causa e alla tempestività degli interventi medici.

    Quando si parla di meningite, comunemente ci si riferisce alle forme infettive di origine batterica (le più temibili), virale (le più diffuse e meno gravi) o da funghi, ma in realtà questa condizione può essere determinata anche da altre cause, come per esempio, reazioni allergiche/autoimmuni, terapie farmacologiche o tumori.

    La meningite batterica rappresenta sempre un’emergenza medica e deve essere affrontata in modo specifico, in ambiente ospedaliero, per evitare esiti invalidanti o letali. Se si interviene rapidamente con terapie adeguate, nella maggioranza dei casi, si può ottenere una completa guarigione. Altre forme di meningite sono generalmente meno preoccupanti.  

    Cause

    Le cause più frequenti di meningite sono legate a infezioni da parte di microrganismi patogeni.

    Le meningiti batteriche sono le più severe e, se non trattate fin dall’esordio in modo appropriato, hanno spesso esiti invalidanti o letali. Le meningiti virali determinano sintomi molto simili a quelle batteriche, ma sono più lievi, tendenzialmente benigne e guariscono spontaneamente, senza danni importanti per l’organismo.

    I microrganismi patogeni principalmente responsabili delle meningiti batteriche sono tre: il meningococco (Neisseria meningitidis), lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) e l’emofilo (Haemophylus influentiae di tipo B). Anche altri batteri (per esempio, Listeria monocytogenes, che può contaminare latte e formaggi non pastorizzati) o funghi possono causare la meningite, ma soltanto in persone che presentano fattori di rischio specifici, come l’essere stati da poco sottoposti a un intervento neurochirurgico o l’avere un sistema immunitario indebolito dall’AIDS o da terapie immunosoppressive.

    I tre batteri maggiormente responsabili di meningite vengono trasmessi attraverso le goccioline di saliva emesse con le secrezioni respiratorie, ma unicamente in caso di contatti ravvicinati e abbastanza prolungati (almeno qualche decina di minuti) con una persona infetta, poiché questi microrganismi riescono a sopravvivere poco nell’ambiente esterno. Lo pneumococco può arrivare alle meningi anche partendo da un focolaio interno, presente in un altro punto dell’organismo della stessa persona (in particolare, in caso di polmoniti, otiti e sinusiti).

    La frequenza delle meningiti da Haemophylus, forma molto diffusa in passato soprattutto tra i bambini, è oggi molto ridotta grazie alla somministrazione del vaccino pediatrico obbligatorio. Le forme attualmente più rilevanti dal punto di vista epidemiologico sono quelle causate dal meningococco e dallo pneumococco, che colpiscono fasce di età diverse, anche se parzialmente sovrapposte. Il primo tende a prediligere i bambini nei primi anni di vita, gli adolescenti e giovani adulti mentre lo pneumococco colpisce più spesso gli adulti e gli anziani. Anche contro meningococco e pneumococco esistono vaccini preventivi. 

    Sintomi

    In genere, l’esordio della meningite è improvviso, brusco, con febbre molto alta che stenta a passare, forte mal di testa, invincibile sonnolenza, nausea e vomito, nonché alterazioni specifiche delle capacità sensoriali, come per esempio cali dell’udito.

    I sintomi della meningite non sono sempre facili da riconoscere, specie se la malattia viene contratta nel periodo invernale, quando sono frequenti sindromi influenzali e malattie respiratorie di varia natura. Esistono però alcuni segnali importanti.

    Il mal di testa deve essere ritenuto indicativo di meningite quando è molto intenso e persistente, soprattutto se accompagnato da un’alterazione dello stato di coscienza con forte tendenza all’assopimento (torpore, sonnolenza).

    Un secondo segnale sospetto è il vomito, che può essere causato dall’aumento della pressione endocranica conseguente all’infiammazione delle meningi. Un ulteriore segno tipico è la comparsa di rigor nucalis: una rigidità del collo che rende la persona colpita incapace di toccarsi il torace con il mento.

    I bambini con meningite appaiono fortemente irritabili e in uno stato di evidente malessere. Nei neonati, un segno tipico della malattia consiste nel rigonfiamento verso l’esterno della “fontanella” (il tipico affossamento presente sulla sommità del capo nel primo anno di vita), dovuto all’aumento della pressione intracranica.

    Nei casi più gravi ed avanzati di meningite batterica possono manifestarsi sintomi a carico di tutto l’organismo, dovuti alla sepsi (passaggio dei batteri nel sangue): in questi casi, soprattutto nelle forme da meningococco, possono comparire anche macchie sulla pelle (rash cutaneo).  

    Diagnosi

    Per ottenere una diagnosi certa di meningite non basta riconoscerne i sintomi, ma è necessario procedere a ulteriori indagini, comprendenti una visita neurologica, una TAC dell’encefalo e, soprattutto, l’analisi del liquor cerebrospinale (il fluido che circonda il cervello e irrora le meningi).

    Soltanto in questo modo si può verificare se le meningi sono infiammate e se è presente un’infezione batterica, identificare il microrganismo responsabile e scegliere, di conseguenza, la terapia antibiotica più appropriata. 

    Tra gli stili di vita

    La terapia della meningite è strettamente legata alla causa che l’ha determinata.

    Per la meningite batterica è indispensabile una terapia antibiotica specifica, in funzione del microrganismo responsabile. Oltre agli antibiotici, devono essere intraprese una serie di terapie di supporto che contribuiscono a ridurre il malessere generale e l’infiammazione endocranica.

    Il trattamento della meningite acuta richiede sempre il ricovero perché gli antibiotici devono essere iniettati per via endovenosa ad alte dosi e le condizioni generali della persona colpita sono sempre molto delicate e vanno monitorate strettamente. In genere, la permanenza in ospedale è di almeno un paio di settimane, ma spesso anche più prolungata, in relazione alla risposta individuale.

    Contro la meningite virale, gli antibiotici non sono né necessari né utili: in questi casi, il trattamento è puramente di supporto all’azione del sistema immunitario e comprende il riposo a letto, una corretta idratazione (anche per reintegrare i fluidi persi con la sudorazione associata alla febbre) e la somministrazione al bisogno di comuni antipiretici, analgesici e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

    Nelle forme di meningite virale più impegnative, il medico può prescrivere anche corticosteroidi per attenuare l’infiammazione delle meningi e farmaci antiepilettici per evitare convulsioni. Se la meningite è causata dall’Herpes virus si possono utilizzare anche farmaci antivirali specifici.

    Le forme di meningite dovute a reazioni allergiche/autoimmuni o a effetti collaterali di terapie farmacologiche possono essere gestite con corticosteroidi.