Malattie delle valvole cardiache

    280
    Definizione

    Le malattie delle valvole cardiache comprendono un ampio gruppo di alterazioni strutturali e disfunzioni, congenite o più spesso acquisite, che impediscono alle valvole che separano le diverse camere del cuore (atri e ventricoli) tra loro e dai vasi sanguigni ad esso collegati di aprirsi e chiudersi in modo efficiente.

    Le valvole più frequentemente interessate da patologie sono: la valvola aortica (che separa il ventricolo sinistro dall’aorta, la più grande arteria del corpo); la mitrale o bicuspide (che separa atrio e ventricolo sinistri), le valvole polmonari (che separano il ventricolo destro dalle arterie polmonari) e la valvola tricuspide (che separa atrio e ventricolo e destri).

    L’integrità e il corretto funzionamento delle valvole cardiache sono fondamentali perché la loro apertura e chiusura, ritmiche e perfettamente coordinate, orientano il flusso di sangue all’interno del cuore e permettono un’efficiente funzione di pompa, che fa arrivare sangue ossigenato a tutti i tessuti del corpo e al cervello.  

    Cause

    Le principali cause di malattie delle valvole cardiache comprendono processi di irrigidimento e stenosi (che riducono la reattività valvolare e lo spazio a disposizione per il passaggio del sangue tra le camere del cuore e verso le arterie polmonari e l’aorta); fenomeni di allargamento dell’annulus, indebolimento e prolasso (che impediscono alle valvole di chiudersi correttamente e completamente, determinando reflussi di sangue patologici); un ampio ventaglio di difetti anatomici congeniti di vario tipo.

    All’origine delle stenosi valvolari ci sono soprattutto la malattia aterosclerotica e l’azione lesiva di alcuni farmaci o l’esposizione a dosaggi elevati di radiazioni ionizzanti (radioterapia al torace), mentre a determinare indebolimento e prolasso sono soprattutto l’ipertensione arteriosa e la cardiomiopatia dilatativa, soprattutto in persone che presentano anche una predisposizione anatomica (ampio diametro dell’annulus o scarsa tenuta dei lembi valvolari). 

    Sintomi

    I sintomi che segnalano la presenza di una malattia delle valvole cardiache sono diversi in funzione della specifica valvola interessata, del difetto presente e della sua gravità.

    In generale, i possibili disturbi associati a una patologia valvolare comprendono: affanno e difficoltà respiratorie (dispnea), soprattutto da sforzo; dolore retrosternale simile a quello dell’angina (che peggiora con l’attività fisica); vertigini ed episodi di svenimento (sincope); palpitazioni e alterazioni del ritmo cardiaco (per esempio, fibrillazione atriale). 

    Diagnosi

    Il sospetto che sia presente una malattia delle valvole cardiache si basa sul riscontro dei sintomi e segni caratteristici nell’ambito di una visita cardiologica, associato all’esame della storia clinica personale e familiare del paziente.

    Per confermare e caratterizzare la malattia valvolare presente devono essere eseguiti l’ecocardiografia (per lo studio dell’anatomia valvolare) e l’ecodoppler cardiaco (per verificare i gradienti pressori e il flusso di sangue all’interno del cuore e da/verso i vasi sanguigni a esso collegati).

    Completano la valutazione di base, l’elettrocardiogramma (ECG, che informa sulle caratteristiche del ritmo cardiaco e sull’attività elettrica del cuore) e la radiografia del torace (che permette di ottenere informazioni sulle modificazioni strutturali delle camere cardiache e sulla presenza di congestione polmonare e di altre patologie polmonari).

    Ulteriori indagini di approfondimento saranno richieste in funzione della specifica patologia valvolare presente a supporto delle scelte terapeutiche successive.  

    Tra gli stili di vita

    Ogni patologia valvolare prevede terapie specifiche in funzione dell’alterazione funzionale e strutturale presente. In generale, dal momento che la disfunzione valvolare è sempre legata ad anomalie anatomiche congenite o acquisite, per ripristinare il corretto funzionamento della valvola ed eliminare i disturbi cardiaci a medio-lungo termine è indispensabile ricorrere all’intervento chirurgico.

    In funzione della tipologia e della severità del danno valvolare presente, l’intervento chirurgico potrà essere indirizzato a riparare la valvola originaria o a sostituirla con protesi meccaniche o biologiche. In molti casi, in funzione delle caratteristiche del difetto valvolare, dell’età e del quadro clinico del paziente e del rischio operatorio individuale, si potrà optare per un intervento cardiochirurgico classico oppure per tecniche percutanee/endovascolari.

    In generale, le valvole meccaniche sono preferite in pazienti con meno di 65 anni e negli anziani con una lunga aspettativa di vita, dal momento che le protesi biologiche tendono a deteriorarsi nell’arco di 10-12 anni (e anche più rapidamente nei pazienti più giovani). D’altro canto, le protesi biologiche espongono a un minor rischio tromboembolico negli anni successivi.

    La terapia farmacologica potrà essere prevista per ridurre il rischio di complicanze postoperatorie (per esempio, farmaci anticoagulanti/antiaggreganti per ridurre la formazione di trombi e, quindi, di ictus ischemico in seguito all’applicazione di protesi valvolari meccaniche) e per compensare le patologie di base che hanno contribuito a indurre il difetto valvolare (ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia/diabete ecc.).