Insufficienza cardiaca

    192
    Come abbassare il colesterolo h d l
    Definizione

    L’insufficienza cardiaca corrisponde a una condizione nella quale il cuore non è in grado di ricevere e/o pompare con forza sufficiente il sangue verso i polmoni e il resto dell’organismo, a causa di alterazioni delle capacità di contrazione dell’atrio destro (insufficienza diastolica) o dei ventricoli, in particolare il sinistro (insufficienza sistolica).  

    Cause

    All’origine dell’insufficienza cardiaca possono esserci cause molto diverse, che tendono a diventare più diffuse e severe con l’avanzare dell’età.

    Le cause più diffuse di insufficienza cardiaca sistolica comprendono le coronaropatie (che impediscono al muscolo cardiaco di ricevere quantità di ossigeno sufficienti per contrarsi in modo ottimale), le malattie valvolari (che ostacolano il passaggio del sangue tra atri e ventricoli e il suo pompaggio efficiente nelle arterie polmonari e nell’aorta), le miocarditi (infiammazioni del muscolo cardiaco prevalentemente di natura infettiva, batterica o virale), le aritmie cardiache (in particolare, quelle che comportano aumento della frequenza cardiaca), l’azione tossica di alcol, sostanze d’abuso (cocaina) e di alcune terapie antitumorali (farmaci chemioterapici e immunoterapie contro i tumori), alcune malattie polmonari (come embolia e ipertensione polmonare). Un’altra condizione che promuove l’irrigidimento delle pareti dei ventricoli è il diabete non perfettamente compensato dalla terapia ipoglicemizzante.

    La principale causa dell’insufficienza cardiaca diastolica è l’ipertensione non adeguatamente trattata, soprattutto se associata ad aterosclerosi: la maggiore resistenza opposta dalle arterie ispessite e irrigidite al flusso del sangue impone al cuore un costante carico di lavoro “extra” per assicurare una corretta circolazione; con il tempo, questo sforzo aggiuntivo determina un ispessimento (ipertrofia) e un irrigidimento delle pareti del cuore, che via via perdono la loro capacità di pompa.

    Un’insufficienza cardiaca più o meno severa può instaurarsi anche come esito di un infarto che ha danneggiato una porzione più o meno ampia del muscolo cardiaco, compromettendone le capacità di contrazione. 

    Sintomi

    La presenza di insufficienza cardiaca va sospettata in presenza di sintomi distintivi quali: comparsa di difficoltà respiratorie (dispnea) e affanno durante l’esecuzione di attività abituali; debolezza e affaticamento immotivati; gonfiore a piedi e caviglie (talvolta, anche alle mani); ridotta capacità d’esercizio; tosse persistente, soprattutto da sdraiati; aumento del bisogno di alzarsi a urinare durante la notte (in assenza di diabete o problemi prostatici); comparsa di gonfiore addominale (ascite) e rapido aumento di peso da un giorno all’altro (legato alla ritenzione idrica); inappetenza e/o nausea; stanchezza mentale, difficoltà a concentrarsi, vertigini; dolore toracico (se l’insufficienza cardiaca è associata a coronaropatie o ischemia cardiaca).  

    Diagnosi

    Dopo aver rilevato combinazioni variabili dei sintomi indicativi di insufficienza cardiaca e valutato le condizioni generali, la storia clinica del paziente e la presenza di specifici fattori di rischio, il medico potrà prescrivere una serie di indagini di laboratorio e strumentali per precisare il quadro cardiaco e definire le possibili alterazioni all’origine dell’insufficienza cardiaca.

    Gli esami di norma previsti comprendono: valutazione di marker di deficit cardiaco, come il peptide natriuretico (NT-proBNP); radiografia del torace (per valutare lo stato generale dei polmoni e le dimensioni e la forma del cuore); elettrocardiogramma (ECG, per valutare il ritmo cardiaco); ecocardiogramma (per stimare la frazione di eiezione, parametro chiave correlato alla capacità di pompa del cuore); test cardiopolmonare sotto sforzo (per valutare la risposta all’esercizio).

    Soltanto in casi selezionati, in presenza di patologie sottostanti specifiche e/o in vista di interventi chirurgici possono essere previste indagini più specialistiche quali TAC o risonanza magnetica cardiaca, angiografia coronarica, cateterismo cardiaco o biopsia del miocardio.

    Sulla base dei sintomi presenti e degli esiti degli esami effettuati, sarà possibile classificare l’insufficienza cardiaca in quattro classi di gravità crescente, secondo i criteri individuati dalla New York Heart Association (NYHA) e, quindi, impostare la terapia più appropriata caso per caso, tenuto conto delle comorbilità. 

    Tra gli stili di vita

    Una volta instaurata, l’insufficienza cardiaca non può essere curata con la terapia medica, ma grazie a una combinazione di farmaci ben calibrata, definita su base personalizzata, e a un’adeguata revisione dello stile di vita (alimentazione sana, attività fisica regolare commisurata alle potenzialità residue individuali, abolizione di fumo e alcolici, riposo sufficiente e riduzione dello stress) è possibile alleviare i sintomi, rallentare l’evoluzione della malattia, migliorare la qualità di vita e ridurre il rischio di episodi di scompenso cardiaco acuto (estremamente deleteri e caratterizzanti da un elevato tasso di mortalità).

    I farmaci generalmente prescritti a chi soffre di insufficienza cardiaca comprendono: diuretici (tiazidici e/o risparmiatori di potassio) e altri antipertensivi (ACE-inibitori, sartani ecc.), betabloccanti e digossina, cui possono essere aggiunti caso per caso altri medicinali indirizzati al trattamento delle patologie all’origine dell’insufficienza cardiaca e delle complicanze subentrate secondariamente (come, per esempio, la fibrillazione atriale).

    Oltre ai farmaci, un aiuto per chi soffre di insufficienza cardiaca viene dall’applicazione di un pace-maker biventricolare (terapia di risincronizzazione cardiaca, CRT) o di un defibrillatore impiantabile (se è presente anche fibrillazione atriale). Altri interventi chirurgici utili sono quelli orientati a rimuovere eventuali ostruzioni coronariche (applicazione di bypass coronarico) o a riparare/sostituire valvole cardiache danneggiate (in particolare, valvola aortica e mitrale). Nei casi di insufficienza cardiaca più severa, è anche possibile avvalersi di pompe cardiache che supportano/vicariano il lavoro del cuore (inserite nell’addome o esterne), mentre in alcuni casi, nei pazienti più giovani e in condizioni fisiche generali adeguate, può essere preso in considerazione il trapianto di cuore.