Declino cognitivo lieve

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    Definizione

    Il declino cognitivo lieve (Mild cognitive imparment, MDI) è una forma di decadimento delle prestazioni intellettive e delle capacità di memorizzazione e organizzazione delle attività intermedia tra il fisiologico calo di prestazioni e reattività mentali associato all’invecchiamento e la malattia di Alzheimer, caratterizzata da un serio deterioramento cognitivo e comportamentale.

    Di per sé, il declino cognitivo lieve, non compromette significativamente l’autonomia della persona interessata, ma quando se ne percepiscono i primi sintomi è importante sottoporsi a una valutazione neurologica specialistica per stabilire l’effettiva natura del disturbo e intervenire precocemente con contromisure finalizzate a minimizzarne la progressione.  

    Cause

    Nonostante intense ricerche, a oggi, le cause alla base del declino cognitivo lieve non sono note.

    Analogamente a forme di demenza senile più severe, si ritiene che a compromettere parzialmente l’efficienza delle cellule nervose cerebrali responsabili delle funzioni superiori (concentrazione, memorizzazione, linguaggio, funzioni operative ecc.) sia l’effetto combinato di una molteplicità di fattori sfavorevoli, tra cui: sostanze tossiche per le cellule nervose di natura endogena (proteina beta-amiloide, proteina Tau, corpi di Lewy ecc.) o esogena (farmaci, tossine ambientali); una ridotta efficienza del metabolismo neuronale (in particolare, uso del glucosio); la riduzione di volume di alcune aree cerebrali importanti per la memoria, l’apprendimento e la progettualità (soprattutto, l’ippocampo); le alterazioni della circolazione sanguigna cerebrale (aterosclerosi, aneurismi ecc.).

    In aggiunta all’avanzare dell’età, tra i fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare declino cognitivo lieve sono stati individuati: la predisposizione genetica; il diabete; il fumo; l’abuso alcolico; la depressione e la solitudine; l’ipertensione e l’ipercolesterolemia; fattori ormonali (in particolare, nella donna in post-menopausa); la mancanza di attività fisica e di stimoli intellettivi/sociali.  

    Sintomi

    Il declino cognitivo lieve tende a insorgere in modo sfumato e “subdolo”, poiché la riduzione delle capacità intellettive e di memorizzazione è molto graduale e la persona interessata, almeno fino a un certo punto, tende ad adattarsi in modo inconsapevole, anche modificando leggermente le proprie abitudini per compensare le crescenti dimenticanze o la minore prontezza di reazione.

    Spesso ad accorgersi dei primi sintomi sono i familiari della persona interessata, in seguito al riscontro di:

    • difficoltà del familiare a ricordare fatti recenti o nuove informazioni;
    • difficoltà di concentrazione/distraibilità durante la lettura, la visione di un film, un dialogo ecc.;
    • difficoltà nel prendere decisioni ordinarie, pianificare attività, comprendere istruzioni ecc.;
    • occasionali momenti di spaesamento, soprattutto fuori casa o in situazioni/luoghi non abituali;
    • aumento della propensione a comportamenti impulsivi;
    • tendenza alla depressione o perdita di interesse nelle attività abituali;
    • aumento di stati d’ansia, irritabilità, aggressività;
    • disturbi del sonno (alterazione del ritmo sonno-veglia, insonnia, sonnolenza diurna ecc.).


    Sintomi di questo tipo, in una certa misura, possono essere sperimentati da chiunque in modo più o meno occasionale, specie quando l’età avanza: per essere indicativi di declino cognitivo all’esordio, la loro intensità deve essere tale da creare disagio nella vita quotidiana, pur senza interferire eccessivamente con l’autonomia della persona interessata, e perdurare per diverse settimane, senza essere attribuibili a cause specifiche, come una malattia, terapie farmacologiche, stanchezza psicofisica, stress ecc.  

    Diagnosi

    La diagnosi di declino cognitivo lieve è essenzialmente clinica e basata sull’analisi dei sintomi e segni caratteristici, sulla valutazione dello stato di salute generale e sulla storia medica precedente del paziente, nonché sull’esecuzione di test neuropsicologici nel contesto di una visita neurologica specialistica.

    Un aspetto cruciale della diagnosi riguarda l’esclusione di altre possibili patologie neurologiche, psichiatriche od organiche all’origine dell’iniziale deficit cognitivo e di memoria (come per esempio, stati depressivi, alterazioni della circolazione cerebrale, disturbi ormonali, stati di disidratazione ecc.), per la quale possono essere necessarie la valutazione di una serie di parametri di laboratorio (analisi del sangue e del fluido cerebrospinale) e l’esecuzione di test strumentali.

    In particolare, potrà essere indicata l’esecuzione di indagini di imaging cerebrale come la risonanza magnetica funzionale (RM) e la tomografia a emissione di positroni (PET), utili anche per quantificare e precisare il livello di compromissione cerebrale e, se necessario, di monitorarlo nel tempo.  

    Tra gli stili di vita

    A oggi, non esistono farmaci in grado di contrastare in modo efficace, né tanto meno di far regredire il declino cognitivo lieve. Tuttavia, si può cercare di proteggere, almeno in parte, le funzioni intellettive e la memoria attraverso uno stile di vita sano ed equilibrato, sul piano della dieta e dell’attività fisica regolare, e un’interazione sociale costante e positiva, nonché stimolando ogni giorno il cervello con la lettura, prove di memorizzazione, partecipazione a iniziative culturali di vario tipo e cercando di mantenere un elevato livello di curiosità per quanto accade nel mondo.

    Nel corso degli anni, sono stati proposti diversi integratori, alimenti e supplementazioni mirate potenzialmente in grado di ridurre gli effetti dell’invecchiamento sulle prestazioni intellettive. Tra i composti più citati negli studi della letteratura, ci sono la vitamina E o altri antiossidanti, gli estratti di ginkgo biloba, gli omega-3 e la vitamina D, ma i dati a riguardo non sono di qualità e solidità tale da consentire di stabilire l’effettiva efficacia di questi rimedi, né il livello di beneficio ottenibile dalla loro assunzione.

    Molto più utile, e favorevole anche a un livello organico più generale, è evitare tutti i fattori sicuramente deleteri per la salute neuronale, come il fumo, il consumo eccessivo di alcolici o l’assunzione di sostanze psicoattive d’abuso, nonché correggere tutti i parametri metabolici notoriamente in grado di alterare la circolazione cerebrale, come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’iper e l’ipoglicemia ecc., sia attraverso lo stile di vita sia, ove necessario, avvalendosi di terapie farmacologiche mirate.

    Oltre a tenere sotto controllo eventuali patologie organiche, è molto importante individuare e compensare stati depressivi misconosciuti o sottovalutati dal momento che, oltre a peggiorare la qualità di vita e il livello di interazione sociale, possono promuovere un più rapido declino delle funzioni cognitive e compromettere maggiormente la memoria.