La Marijuana pt.2

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Da alcuni anni, si sta imparando a sfruttare le proprietà di alcuni componenti della marijuana in ambito medico, nel contesto della cura di varie malattie. I composti maggiormente studiati sono il delta-9-tetraidro-cannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Il video illustra i loro effetti a breve e a lungo termine.

Mentre la marijuana sembra avere effetti simili a quelli del sistema degli endocannabinoidi del corpo, esistono fondamentali differenze rispetto al modo con cui essa influenza le funzioni cerebrali. Gli endocannabinoidi sono sostanze a breve durata d’azione. Sono sintetizzati “al bisogno” e la loro azione è rapidamente interrotta da enzimi specifici. La quantità di messaggeri endocannabinoidi è strettamente regolata in relazione alle esigenze dell’organismo. Questa regolazione è essenziale per le normali attività cerebrali.

Al contrario, il consumo di marijuana, in genere, produce quantità molto maggiori di THC. Il THC è anche molto più stabile degli endocannabinoidi e può persistere nell’organismo per un periodo di tempo molto più lungo. Il THC sovraccarica il sistema degli endocannabinoidi, essenzialmente destabilizzandolo.

Dal momento che i recettori dei cannabinoidi sono presenti in molte parti del cervello e del corpo, gli effetti del THC sono molto variegati. Può rallentare i tempi di reazione di una persona, con compromissione delle prestazioni atletiche o della capacità di guidare; altera la memoria a breve termine e il processo del pensiero, con compromissione delle capacità di apprendimento e di giudizio. Dosi più elevate di THC possono anche determinare effetti opposti. Per esempio, mentre dosi più basse di cannabinoidi possono ridurre lo stress e l’ansia, dosi maggiori possono promuovere sensazioni di stress e paura. Consumare marijuana attraverso il fumo può anche danneggiare i polmoni a un livello paragonabile a quello delle sigarette.

Gli studi negli animali suggeriscono che la marijuana può causare cambiamenti sfavorevoli a lungo termine nel cervello. Ratti esposti al THC prima della nascita, subito dopo oppure nelle prime fasi di vita mostrano difficoltà significative di memoria e apprendimento in momenti successivi della vita. Gli effetti a lungo termine della marijuana negli uomini sono ancora oggetto di discussione, soprattutto a causa delle difficoltà di condurre ricerche negli esseri umani.

Mentre l’uso ricreativo della marijuana può essere dannoso, la pianta Cannabis è una valida fonte di farmaci. Attualmente, i due principali cannabinoidi di interesse medico sono il THC e il cannabidiolo, o CBD. Grazie alla loro capacità di ridurre l’eccitabilità cerebrale, queste sostanze si propongono come trattamenti efficaci per gli attacchi epilettici. Sono anche utilizzati per aumentare l’appetito e ridurre la nausea nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia e potrebbero essere utili per ridurre il dolore, l’infiammazione e, probabilmente, anche le malattie autoimmuni e i tumori.

Fonte: Alila Medical Media