Psicologia, Salute

La malattia di Alzheimer e altre forme di demenza

La DEMENZA è un disturbo su base organica delle funzioni intellettive già in precedenza acquisite: memoria (a breve e a…

La DEMENZA è un disturbo su base organica delle funzioni intellettive già in precedenza acquisite: memoria (a breve e a lungo termine), capacità critica e di giudizio, linguaggio, orientamento spazio-temporale.

Oggi, quasi 50 milioni di persone in tutto il mondo hanno una forma di demenza, e questa cifra destinata a salire a 75 milioni entro il 2030 e a 132 milioni entro il 2050, in gran parte legati all’invecchiamento della popolazione.

La demenza causa non solo disabilità e dipendenza per le persone affette dal disturbo, ma può anche avere un effetto profondamente negativo sui membri della famiglia e su tutti coloro che assistono la persona colpita e che sono ad alto rischio di sviluppare depressione e disturbi d’ansia.

PRINCIPALI FORME DI DEMENZA

La Malattia di Alzheimer (AD) è la forma più comune di demenza. È del 1906 la prima descrizione della malattia, da parte di Alois Alzheimer: riguardava una donna di 51 anni, che presentava contemporaneamente deficit cognitivi, turbe psichiatriche e lesioni cerebrali.

La malattia colpisce il 6 % delle persone oltre i 65 anni e il 30 % delle persone oltre gli 80 anni di età. Ha un andamento progressivo e il soggetto colpito da questa patologia sopravvive per un massimo di 8-10 anni. È caratterizzata da atrofia cerebrale con notevole riduzione del numero di cellule neuronali e di sinapsi. Nel cervello delle persone affette è possibile riscontare le cosiddette placche senili al cui interno è possibile rilevare tra l’altro una sostanza tossica, la beta amiloide.

La malattia esordisce con turbe cognitive e comportamentali e il primo sintomo è di solito la compromissione della memoria recente. Successivamente vengono interessate altre funzioni come l’attenzione, la concentrazione, l’astrazione, le capacità di critica e di giudizio, l’orientamento temporo-spaziale. Nelle fasi più avanzate compaiono deficit neurologici, come difficoltà a parlare in particolare a denominare gli oggetti (afasia), difficoltà nella deglutizione , (disfagia) e nelle fasi finali perdita dell’autonomia.

Altre malattie che provocano deterioramento cognitivo progressivo sono

La Demenza a corpi di Lewy è la seconda causa di demenza con una percentuale oscillante tra il 10 e il 20 per cento di tutti i casi di demenza. I criteri diagnostici per la LBD comprendono una demenza progressiva, allucinazioni visive, parkinsonismo e ipotensione ortostatica.

– Le allucinazioni sono per lo più visive, descritte come vivaci, colorate e ben strutturate e, per questo, denominate anche allucinazioni cinematografiche. Da un punto di vista istologico la patologia è caratterizzata dalla presenza nel cervello di corpi di Lewy, inclusioni intra-citoplasmatiche, costituite da alfa-sinucleina

– La Demenza fronto-temporale compare più precocemente rispetto alla Malattia di Alzheimer e può colpire soggetti molto giovani anche trentenni con una media La prevalenza nella popolazione europea intorno ai 60 anni. E’ caratterizzata da degenerazione progressiva di alcuni distretti cerebrali come i lobi frontali e temporali con declino cognitivo e turbe comportamentali.

– La Demenza vascolare: il deterioramento cognitivo è legato a compromissioni delle strutture cerebrali per patologie vascolari, come ictus cerebrali, ischemici o emorragici, o per lesioni lacunari multiple legate a patologie dei piccoli vasi cerebrali. In molti casi si può assistere a un “andamento a gradini”, con peggioramenti improvvisi legati a nuovi eventi cerebrovascolari.

Nei soggetti anziani la demenza vascolare può coesistere con i segni tipici della malattia di Alzheimer. È la cosiddetta demenza mista che riflette le caratteristiche sia della AD sia della demenza vascolare.

Vista la difficoltà iniziale di effettuare una diagnosi di certezza della Malattia di Alzheimer: in paricolare si cerca di sviluppare indagini ematiche volte a rivelare nel sangue la presenza sostanze tossiche quali la beta-amiloide legate alla malattia di Alzheimer. Anche se l’accuratezza è in recenti studi vicina la 90% non sono da escludere falsi positivi e falsi negativi. Può essere utilizzate delle scansioni cerebrali, ma queste oltre ad essere costose hanno dato sinora risultati contraddittori.

Lo scopo principale di queste indagini è soprattutto quello di giungere a una diagnosi precoce della malattia. Infatti la malattia di Alzheimer inizia anni prima che i pazienti presentino sintomi di perdita di memoria.

La chiave fondamentale per trattare la demenza è quella di diagnosticare in anticipo la malattia prima che si verifichi la perdita permanente di cellule cerebrali: iniziare trattamenti in fase di malattia potrebbe risultare completamente inutile

Anche se al momento non esiste un trattamento per modificare il decorso dell’Alzheimer, l’individuazioni di soggetti in fase precoce di malattia potrebbe essere utile nelle sperimentazioni cliniche anche perché si potrebbero le persone sono adatte per le sperimentazioni cliniche e valutare se i livelli di amiloide sono suscettibili di modificazioni.

Stili di vita e prevenzione della malattia di Alzheimer (Lancet Commission on dementia prevention, intervention and care. Dicembre 2017).

  1. Comparsa di ipoacusia nella mezza età – responsabile del 9% del rischio

  2. Basso livello di istruzione secondaria – 8%

  3. Fumo di sigarette – 5%

  4. Presenza di depressione dell’umore non trattata in maniera adeguata – 4%

  5. Inattività fisica – 3%

  6. Isolamento sociale – 2%

  7. Ipertensione arteriosa – 2%

  8. Obesità – 1%

  9. Diabete mellito di tipo 2 – 1%

  10. Questi fattori di rischio, che sono descritti come potenzialmente modificabili, incidono fino al 35%. Un altro 65% del rischio di demenza è allo stato potenzialmente non modificabile