Stili di vita

Italiani, quel sottile filo rosso tra bon ton e benessere a tavola.

Bon Ton: non solo forma ma anche sostanza. Da una ricerca Nestlé emerge come gli italiani interpretino creativamente il galateo…

Bon Ton: non solo forma ma anche sostanza. Da una ricerca Nestlé emerge come gli italiani interpretino creativamente il galateo a tavola, allontanandosi perciò dal significato intrinseco di alcune sue regole legate a una corretta nutrizione.

I risultati della ricerca sul Galateo

Il bon ton a tavola esiste ancora? La ricerca commissionata da Nestlé sul galateo a tavola ha svelato degli italiani con abitudini sbagliate, creativi interpreti delle leggi non scritte del bon ton, dimenticando che molte di esse hanno un preciso significato che va oltre la buona educazione. Più che esserci allontanati dalle buone maniere a tavola, pertanto, è più corretto dire che abbiamo allontanato dalla nostra memoria i fondamenti di un’alimentazione sana ed equilibrata che, spesso, si nascondono dietro a precise norme di educazione.

Prendiamo per esempio la vecchia regola per cui non è buona educazione avanzare cibo nel piatto. Ben il 30% degli italiani non ritiene affatto che questo sia una dimostrazione di scortesia: se ne deduce che non solo non siamo educati come pensiamo, ma abbiamo un concreto problema con le porzioni, spesso spropositate rispetto alla reale necessità.

D’altra parte, circa un italiano su 3 dichiara di non farsi problemi a prendere porzioni troppo grandi quando si è a cena con ospiti. Non solo, quindi, viene ignorato il principio fondamentale dell’alimentazione sana ed equilibrata che chiede porzioni in relazione allo stile di vita, ma viene dimenticato anche un galateo più contemporaneo, che depreca gli eccessi a favore di un maggiore rispetto verso l’ambiente che non ama gli sprechi.

Commenta il dottor Giuseppe Fatati, Presidente della Fondazione ADI: “La comunità scientifica è concorde nell’affermare che la sola vista dell’abbondanza di cibo nel piatto ne influenzi il desiderio di consumo; di conseguenza sarebbe meglio – sia per una questione di cortesia che per evitare inutili abbuffate –  concedersi delle porzioni moderate e, anche per un rispetto dell’ospitalità altrui accettarne un bis solo dopo aver terminato quello che si ha nel piatto, piuttosto che rischiare di lasciare del cibo avanzato o alzarsi da tavola con la pancia troppo piena”.

E la “scarpetta”?

Sondata e archiviata invece la “scarpetta”. Quella assolutamente non si tocca! Quasi fosse una istituzione nel manuale non scritto dell’alimentazione. Maleducazione o no, il 30% degli italiani pur avanzando il cibo nel piatto non rinuncia alla scarpetta. Dopo un buon piatto di pasta, ad esempio, raccogliere con del pane il condimento non fa che aggiungere ulteriori calorie ad un pasto già ampiamente completo.

Fra i comportamenti sondati da Nestlé, inoltre, c’è il controverso uso del sale a tavola. Secondo il galateo, infatti, può essere considerato una dimostrazione che il cibo offerto non sia apprezzato. Ma anche qui il 45% del campione intervistato è convinto che aggiungere il sale a tavola non sia un problema. In questo caso quindi ci riveliamo non solo scortesi, ma anche poco informati sulle nuove raccomandazioni.

Per gli italiani ci sono regole imprescindibili

Ecco tre azioni che amiamo compiere prima di sederci a mangiare:

  • lavarci le mani per l’89%;
  • augurare buon appetito per il 65% (ma non era stabilito che fosse maleducazione?);
  • bere un bicchiere d’acqua per il 34%.

Inoltre, la ricerca svelerebbe che l’emblema delle buone maniere e del bon ton, per addirittura il 75% degli intervistati, è mangiare con la bocca chiusa, a cui seguirebbe l’abitudine di lasciare i cellulari lontani dalla tavola (64%) e spegnere la televisione durante il pranzo e la cena (46%). Il dottor  Fatati qui esprime dei dubbi: Purtroppo, non è dato sapere se si tratta di buone intenzioni o se concretamente di propositi che vengono mantenuti. Verrebbe da pensare che gli ultimi due punti non siano molto in linea con la constatata cattiva abitudine alla ‘non-convivialità’ che vede pasti sempre più rapidi, frugali e isolati piuttosto che i pasti rilassati e in compagnia che oltre a far bene alla salute fanno certamente bene all’umore!”.

Conclusioni

In definitiva non ce la caviamo poi così male. La ricerca di Nestlé ha evidenziato sì qualche pecca nella nostra educazione a tavola e di conseguenza la scarsa informazione su tematiche nutrizionali molto importanti, ma ha avuto il pregio di evidenziare le crepe di alcune regole fin qui inattaccabili.

E se nel 2018 fosse giunta l’ora di riscrivere il galateo? Almeno in parte, per farlo aderire ad una visione più ‘olistica’ in cui cortesia e benessere, mangiar sano e attenzione all’ambiente compongono diverse facce di un’unica universale medaglia.