Psicologia, Stili di vita

Funzione adulta e adolescenza

Genitori, insegnanti, bidelli, medici, allenatori sportivi, ma anche passeggeri della metro o spettatori in un cinema, siamo tutti adulti in…

Genitori, insegnanti, bidelli, medici, allenatori sportivi, ma anche passeggeri della metro o spettatori in un cinema, siamo tutti adulti in ruoli differenti. Ma proprio tutti, in quanto adulti, siamo differenti dai giovani che ci circondano ed abbiamo nei loro confronti una funzione ineludibile, che definiamo appunto funzione adulta. Tale funzione risulta molto importante per la corretta crescita degli individui nel periodo dell’adolescenza, che si approcciano in questa età ad un periodo di profondi cambiamenti sia fisici ma anche e soprattutto comportamentali e relazionali, ed è propio questa delicata fase che, oltre ad interessare principalemnte l’adolescente, condiziona e ha degli effetti anche sulla vita degli adulti.

L’adolescenza

Nel linguaggio comune l’adolescenza è definita l’età della crisi. La stessa parola crisi, infatti, deriva dal greco krisis che significa separazione, rottura ma anche opportunità. In effetti per l’individuo l’adolescenza è un periodo di fervente lavoro, il tempo delle grandi opere e l’occasione per consistenti ristrutturazioni. Questo lavoro però non tocca solo l’adolescente ma anche altri membri del suo sistema sociale come genitori e insegnanti. Come in tutti i momenti di grande cambiamento, si è costretti a confrontarsi con l’ignoto, con l’abbandono di un terreno conosciuto e rassicurante (quale quello dell’infanzia), con l’esperienza della solitudine e con il rischio dell’errore. L’adolescente infatti ha il compito di acquisire la propria identità corporea, personale, di genere e sociale, oltre che coniugare il senso di appartenenza con l’esigenza di autonomia, tipica di quell’età.

I compiti dell’adulto

In tutto questo percorso, come abbiamo già accennato, risulta di primo piano anche la figura degli adulti. Tra i vari compiti che l’adulto deve portare al termine, nel percorso di affiancamento del giovane durante l’adolescenza, annoveriamo: l’accettazione del “lutto” del bambino, che ormai lascia il posto ad un individuo totalmente diverso per aspetto e caratteristiche comportamentali; accettare la possibilità di rischio e di errore, dovute alla delicatezza del percorso di crescita; accettare e contenere il disinvestimento dei figli; adeguare le relazioni genitori-figli per consentire la reciproca separazione. Contestualente a questi compiti, l’adulto deve offrire all’adolescente modelli adulti di riferimento, caratterizzati da intenzionalità, responsabilità e coerenza ( le quali devono essere richieste anche all’adolescente stesso), oltre che offrire limiti e differenze (di genere, generazionali, di competenze, di identità sessuale, di giudizio) ben definiti.

Sono queste delle pratiche sociali molto importanti per una crescita equilibrata dell’individuo, il quale deve gradualmente svilupparsi e acquisire dei modelli di riferimento molto ben delineati, grazie ai queli approcciarsi alla società che lo circonda.

 

 

Laureata in Filosofia e Psicologia. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, membro IAAP (International Association for Analytical Psychology). Ha maturato una lunga esperienza lavorativa sia nelle strutture pubbliche che privatamente sulle problematiche relative agli aspetti della Genitorialità, della Sterilità, della Procreazione Medicalmente Assistita, delle Adozioni, del Disagio individuale adulto ed infantile. Autrice di numerosi articoli ha pubblicato diversi lavori sui temi legati alla famiglia. Vive e lavora a Napoli