Nutrizione, Salute

Esiste l’influenza intestinale nel bambino?

Talvolta la fantasia popolare crea delle espressioni che, pur senza alcuna pretesa di scientificità, rendono così bene il concetto o…

Talvolta la fantasia popolare crea delle espressioni che, pur senza alcuna pretesa di scientificità, rendono così bene il concetto o l’impatto di una particolare condizione da entrare nell’uso comune e perfino nel gergo medico. Un esempio è la cosiddetta “influenza intestinale”: una denominazione che non rientra tra le malattie ufficiali eppure fa sempre presa, senza destare alcuna obiezione, per almeno due ragioni. Innanzitutto perché l’influenza vera, quella causata, cioè, dai virus influenzali, oltre alle vie respiratorie, soprattutto nei bambini, può comportare disturbi anche a carico dell’apparato digerente. In secondo luogo perché lo stesso termine “influenza” suggerisce l’idea di alterazione.

Il pericolo dei virus

Ma al di là di queste disquisizioni linguistiche vediamo perché e come realmente molti virus nel bambino possono interessare vie aeree e intestino. I meccanismi sono fondamentalmente due: in primo luogo i virus più diffusi hanno la capacità di aggredire le mucose, ossia i tessuti di rivestimento interni. Per quanto alcuni abbiano una maggiore propensione per un distretto, di fatto possono trovare vie di accesso differenti, approfittando di alcune somiglianze strutturali tra mucosa respiratoria e intestinale. Questo giustifica il fatto per cui nel bambino anche un banale raffreddore si può associare a disturbi digestivi (nausea, vomito, diarrea).

In secondo luogo non dobbiamo dimenticare che l’ingresso di un germe nell’intestino ne perturba spesso la flora batterica, modificando così quel delicato equilibrio fondamentale per il suo stesso funzionamento. Ecco allora l’insorgere, ancora una volta, di fastidiose manifestazioni, che vanno dall’inappetenza (istintivamente il bambino è poco motivato a mangiare perché associa l’introduzione di cibo a una sensazione sgradevole) alle scariche liquide. Può anche capitare, poi, che un virus, con la sua semplice presenza, anche se non devastante, favorisca l’insediamento o la proliferazione di batteri più aggressivi, che possono far peggiorare il quadro clinico già in essere, comportando ulteriori momentanei disagi e difficoltà nell’assorbimento e digestione di alcuni componenti, tra i quali il lattosio (l’eventuale ricorso a un preparato a base di lattasi, ove necessario, permetterà di continuare ad assumerlo).

In conclusione quando sentiamo parlare di influenza intestinale dobbiamo sempre cercare di capire come viene intesa questa dicitura: si tratta, insomma, di un’influenza reale che si è spinta oltre le vie aeree oppure di una gastroenterite a tutti gli effetti? L’impiego di un probiotico sarà in ogni caso utile e consigliabile, sia per stimolare il sistema immunitario sia per contrastare l’agente patogeno e favorirne l’eliminazione.

Nato a Milano nel 1964, dove si è laureato a pieni voti in Medicina e Chirurgia nel 1989, si è occupato di ricerca sperimentale in Immunologia dei trapianti d’organo e ha in seguito conseguito, nel 1993, la specializzazione in Pediatria, dedicandosi in particolare alla fisiologia della nutrizione e allo studio degli acidi grassi in malattie metaboliche congenite. Parallelamente ha collaborato con numerose case editrici e testate scientifiche e divulgative, pubblicando articoli, libri, guide, saggi e partecipando a campagne stampa e iniziative sociali. Tuttora pratica attività clinica in regime libero professionale ed è componente di società scientifiche, comitati editoriali e board scientifici nell’ambito dell’alimentazione e dell’aggiornamento medico.