Diabete: mangiare meno potrebbe aiutare a ridurre la neuropatia

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Diabete e neuropatia

Seguire una dieta sana e bilanciata, muoversi ogni giorno e assumere regolarmente le terapie prescritte è la chiave per tenere sotto controllo il diabete e prevenire le complicanze associate alle fasi avanzate della malattia, soprattutto a carico dell’apparato cardiovascolare (aterosclerosi ed eventi acuti, come infarto cardiaco e ictus cerebrale), dei reni (nefropatia diabetica), degli occhi (degenerazione maculare diabetica) e dei nervi periferici (neuropatia diabetica).

Un recente studio italiano, condotto in collaborazione tra un gruppo di ricerca dell’Istituto di Biologia cellulare e Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBCN-CNR), l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, l’Università di Chieti e l’Università di Milano, segnala ora che mangiare meno potrebbe avere anche risvolti positivi più specifici sull’ultima problematica citata.

Che cos’è la neuropatia diabetica

La neuropatia diabetica è una delle più temute complicanze del diabete, sia di tipo 1 sia di tipo 2, responsabile dell’insorgenza di formicolii, perdita o alterazioni della sensibilità e dolore intenso e difficilmente controllabile con i comuni analgesici, principalmente a livello di mani, piedi, braccia e gambe.

La neuropatia costituisce, inoltre, un co-fattore all’origine del “piede diabetico” (ancora oggi principale causa non traumatica di amputazione), poiché la ridotta sensibilità cutanea che determina impedisce di accorgersi di piccole ferite accidentali che possono rapidamente infettarsi e indurre necrosi estese, ardue da gestire e da far regredire.

L’origine della neuropatia è complessa e non ancora completamente chiarita, ma è accertato che l’inadeguato controllo della glicemia per periodi prolungati (testimoniato da valori di emoglobina glicata, HbA1c, nel sangue superiori a 6,0-6,5%) e l’aumento dello stato infiammatorio generale dell’organismo sono elementi patogenetici chiave della sensibilizzazione e della degenerazione delle terminazioni nervose periferiche.

Perché la dieta ipocalorica aiuta

Numerosi studi hanno evidenziato che tagliare le calorie assunte con l’alimentazione, oltre a favorire la riduzione del peso corporeo, prevenire il diabete di tipo 2 e contribuire a controllare la glicemia, aumenta l’efficienza metabolica e diminuisce il grado di infiammazione sistemica. Partendo da queste considerazioni, i ricercatori del IBCN-CNR hanno testato gli effetti di una dieta restrittiva, mantenuta per brevi periodi di tempo, sullo stato e il processo di riparazione dei nervi periferici dei topi.

«Nei nostri esperimenti abbiamo constatato che dopo un danno nervoso periferico al nervo sciatico, un regime dietetico con un ridotto apporto calorico giornaliero agisce come potente stimolo metabolico e come attivatore di un fondamentale meccanismo di sopravvivenza e ricambio cellulare, noto come autofagia (la cellula ingloba parti di sé danneggiate)», ha spiegato Sara Marinelli del IBCN-CNR, coordinatrice del progetto.

I ricercatori hanno evidenziato lo stesso recupero dal dolore neuropatico anche in animali che mostrano una bassa capacità di rinnovamento cellulare. «Questi animali con ridotta capacità di autofagia presentano alterazioni metaboliche di fondo di tipo diabetico che aggravano la condizione di neuropatia», ha precisato Roberto Coccurello del IBCN-CNR. «Ebbene, anche con queste complicanze, una limitazione delle calorie assunte può contrastare il decorso e l’intensità del dolore neuropatico, ristabilendo un equilibrio metabolico, riducendo i processi infiammatori e facilitando la rigenerazione nervosa attraverso la stimolazione dell’autofagia. Tutto ciò, in assenza di manifesti effetti collaterali, come avviene invece nel caso di ricorso continuato al solo approccio farmacologico».

Ancorché ottenute in modelli animali e ancora da verificare nell’uomo, le nuove evidenze aprono la strada a strategie terapeutiche innovative, attese da anni. Inoltre, grazie a questo studio i ricercatori hanno potuto individuare alcuni marcatori biologici precoci di danno neurologico che potrebbero essere molto utili in pratica clinica per valutare la prognosi della neuropatia nel singolo paziente e, quindi, per pianificare trattamenti personalizzati più efficaci.

Fonte:

Coccurello R et al. Effects of caloric restriction on neuropathic pain, peripheral nerve degeneration and inflammation in normometabolic and autophagy defective prediabetic Ambra1 mice. PlosOne 2018;13(12):e0208596. doi:10.1371/journal.pone.0208596