Una buona igiene orale potrebbe aiutare a prevenire l’Alzheimer

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igiene orale potrebbe aiutare a prevenire l’Alzheimer

Secondo una sorprendente ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, c’è un legame significativo tra il batterio Porphyromonas gingivalis – la causa principale della malattia parodontale – e l’Alzheimer.

Un gruppo di scienziati dell’Università di Louisville, nel Kentucky, ha infatti rilevato la presenza di P. gingivalis nel cervello di persone decedute che avevano sofferto di Alzheimer. I ricercatori hanno anche individuato il Dna del batterio nel fluido spinale e alcuni enzimi tossici che sono prodotti dal microrganismo, i gingipain, nel cervello, dove hanno misurato livelli più elevati di proteina tau e ubiquitina, entrambi legati alla malattia di Alzheimer.

È interessante notare che il cervello di 50 cadaveri utilizzati come controllo, di persone anziane che non soffrivano di Alzheimer, avevano invece livelli bassi di gingipain. Si tratta di un risultato importante, perché è vero che già precedenti studi avevano trovato un’associazione tra P. gingivalis e Alzheimer, ma non era chiaro se la scarsa cura orale fosse solo un effetto collaterale della demenza: sembra ora che sia vero il contrario e che la patologia orale possa favorire lo sviluppo dell’Alzheimer.

Per avere una conferma, il team ha condotto una sperimentazione su topi di laboratorio allo scopo di verificare se P. gingivalis possa entrare nel cervello a seguito di un’infezione orale e hanno scoperto che nell’arco di sei settimane avveniva proprio questo passaggio; hanno inoltre osservato cellule nervose morenti e alti livelli di proteina beta-amiloide, segno distintivo del morbo di Alzheimer.

Lo studio non dimostra che il batterio causa l’Alzheimer, ma che è un fattore che probabilmente contribuisce allo sviluppo della malattia.

«Sappiamo che malattie come l’Alzheimer sono complesse e hanno diverse cause, ma forti prove genetiche indicano che fattori diversi dalle infezioni batteriche sono fondamentali per lo sviluppo dell’Alzheimer; quindi queste nuove scoperte devono essere valutate nel contesto delle conoscenze esistenti» ha commentato David Reynolds, direttore scientifico di Alzheimer’s Research UK.

I ricercatori americani sono persino riusciti a trovare un modo per uccidere P. gingivalis nel cervello dei topi; hanno usato un composto che ha come bersaglio gli enzimi gingipain, per eliminarli con successo, ridurre la neurodegenerazione e la formazione di proteina beta-amiloide.