Allergie e disturbi dell’umore, un curioso legame

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Chi soffre di allergie respiratorie abbastanza intense difficilmente può essere di buon umore quando si trova in ambienti o periodi in cui gli allergeni critici sono abbondanti e i sintomi diventano così fastidiosi da impedire di svolgere serenamente le attività quotidiane, concentrarsi o dormire bene. Occhi infiammati e lacrimanti, naso che cola, pruriti e arrossamenti localizzati o diffusi, difficoltà respiratorie, fino a episodi di asma allergica, possono mettere a dura prova anche le persone con l’attitudine più positiva nei confronti della vita.

Uno studio tedesco coordinato dall‘University Center for Health Sciences – University Hospital Augsburg (UNIKA-T) segnala che la correlazione tra allergie respiratorie e disturbi dell’umore potrebbe essere anche più profonda e complessa, ma soprattutto biunivoca. Partendo da evidenze recenti che hanno indicato l’esistenza di un legame tra profilo psicologico e dermatite o asma allergiche, i ricercatori hanno cercato di capire se depressione, ansia e stress mentale possono aumentare la predisposizione a sviluppare allergie respiratorie stagionali ai pollini o nei confronti di allergeni perenni (ossia sempre presenti nell’ambiente, come muffe, acari e peli di animali), allergie alimentari o ai farmaci.

Ebbene, dall’analisi dei diversi tipi di allergie presenti nella popolazione dell’area di Augusta (Germania) incrociata con la valutazione dello stato psicologico delle quasi 1.800 persone coinvolte, è emerso che chi soffre di depressione presenta più spesso anche allergie respiratorie ad allergeni perenni mentre chi tra soffre di disturbi d’ansia sono più diffuse le allergie stagionali ai pollini.

Viceversa, chi soffre di allergie respiratorie perenni sembrerebbe essere protetto dallo sviluppo di ansia: un risultato che, secondo i ricercatori, potrebbe essere legato al fatto che chi deve confrontarsi costantemente con l’allergia respiratoria sviluppa strategie psicologiche protettive, che lo rendono meno sensibile nei confronti di ulteriori fattori di stress esterno, alla base dell’ansia. Come se, per riuscire a convivere con i sintomi allergici e le limitazioni che impongono, si diventasse globalmente un po’ “zen”, adottando un atteggiamento più rilassato in tutti gli ambiti della vita.

Riguardo alla depressione, invece, le ragioni alla base della correlazione con le allergie perenni è decisamente poco chiara, nel senso che non si sa se sia il disturbo dell’umore a predisporre allo sviluppo dell’allergia o la presenza dell’allergia a deprimere. La seconda ipotesi non va sicuramente banalizzata, ma anche la prima potrebbe avere un razionale, poste le note interferenze dei disturbi dell’umore con la funzionalità del sistema immunitario (dimostrate in vari studi, ma ancora da precisare nel dettaglio).

La ricerca tedesca non ha, invece, rilevato alcuna associazione tra allergie alimentari o a farmaci e riduzione del benessere psicologico. Un risultato che, almeno nel primo caso, un po’ sorprende, dal momento che dover eliminare alcuni o molti cibi dalla dieta può creare una certa frustrazione e non pochi problemi pratici nella vita quotidiana, specie se si mangia fuori casa o si viaggia per lavoro o per piacere.

Ulteriori studi, già pianificati, permetteranno di capire meglio come dialogano psiche e sistema immunitario, portando – si spera – a nuove strategie per proteggere sia dalle allergie sia dai disturbi psicoemotivi che possono accompagnarle: due problemi di salute sempre più diffusi, che riguardano ormai circa un quarto della popolazione occidentale.

Fonte

Harter K et al. Different Psychosocial Factors Are Associated with Seasonal and Perennial Allergies in Adults: Cross-Sectional Results of the KORA FF4 Study, International Archives of Allergy and Immunology 2019; doi:10.1159/000499042 (https://www.karger.com/Article/Abstract/499042)